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venerdì 17 giugno 2016

BABY BABY, ovvero come stanno le cose...

Due anni e mezzo fa ho diretto e girato l'ultimo prodotto audiovisivo con la mia firma, dopo quel momento è cominciata una spirale di eventi che ha portato allo spegnersi dell'entusiasmo in molti ambiti della mia vita, compreso quello artistico.
Si trattava del video-clip di "Chi mi manca sei Tu" del cantautore novarese Francesco Farina, ed era una sorta di seguito del precedente video "Vivere è come Volare", che girammo sempre insieme qualche anno fa.
Bene è con grande piacere che annuncio, anche se la notizia circola sulla mia pagina FaceBook da qualche settimana, che i giorni della stagnazione artistica del regista indipendente di Novara Luca  Angioli sono finiti, perché proprio grazie a Francesco sono tornato a dirigere in onore e al servizio del suo ultimo singolo di imminente uscita: "Baby Baby", come da titolo, appunto.
Sono molto amante delle coincidenze temporali, penso che siano un mezzo fondamentale anche quando si scrive, gira e dirige un film, e quindi mi sembra assolutamente opportuno che si riparta proprio da dove si aveva smesso.
Le giornate di ripresa prestabilite sono due, la prima, che si è già svolta con successo, è stata la scorsa settimana presso lo storico Battisti Cafè (già set di "Vivere è comeVolare") e prevedeva la registrazione della band di Francesco mentre suonava il pezzo, e la seconda invece si svolgerà domani pomeriggio sempre al Battisti e sarà incentrata sulla coreografia ideata e interpretata dalla ballerina Erica Tassone.
Per il comparto tecnico mi sono stati e saranno di grandissimo aiuto (diciamo pure indispensabili) il direttore della fotografia Samuele Di Biase e il grandissimo Marcello Alongi, che si è gentilmente offerto di dare una mano domani, e sarà proprio grazie alle sue meraviglie tecniche e alla sua sconfinata sensibilità per l'immagine che il cuore del video, cioè la coreografia di Erica, risulterà magica e esplicativa di questo orecchiabilissimo e divertente pezzo estivo.

E mentre già sto montando il girato della prima giornata sento che le cose stanno davvero prendendo la direzione giusta, perché quell'istinto che credevo di aver perso verso la creatività non solo è tornato ma è addirittura più forte e vivo di prima.
Tutto questo accade anche mentre insieme ad Erica (che ha mille talenti) stiamo ultimando gli storyboards di The Last Light, il cortometraggio che dirigerò con Marcello Alongi proprio sul finire di quest'estate.
Tutto questo movimento ha inaspettatamente attirato anche l'attenzione dei media locali, come dimostra la mia recente intervista su Radio Onda Novara, e come dimostreranno altri eventi che scopriremo più tardi.
Per quanto riguarda questo blog l'intento entro quest'anno è di concludere la rubrica sulla rassegna di tutte le mie opere e di proseguire quella sulla produzione di The Last Light, per poi provare seriamente il prossimo anno a seguire una scaletta che preveda almeno due interventi settimanali, di cui uno sempre in forma di diario artistico e gli altri dedicati a opinioni e recensioni sul mondo dell'arte che mi interessa e appassiona.
Sempre in cantiere c'è l'idea di girare alcuni video tutorial su "Come si gira un cortometraggio senza soldi?", usando come occasione la realizzazione del corto di cui sopra, ma sulla fattibilità sto ancora ragionando, anche se sarebbe una buona idea per dare più linfa al canale YouTube.
Bene vi ho detto tutto, state a guardare perché ce ne saranno di belle!!!

giovedì 28 aprile 2016

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE PARTE 3: "Birth of a projectionist"(2009)

TRA­MA: In u­na pic­co­la sa­la ci­ne­ma­to­gra­fi­ca tra le mon­ta­gne si svol­ge un in­so­li­to ri­to ad o­gni ge­ne­ra­zio­ne, con il fi­ne di de­cre­ta­re il nuo­vo pro­ie­zio­ni­sta del­la sa­la.

DA­TA DI U­SCI­TA: Di­cem­bre 2009.
GE­NE­RE: Dram­ma­ti­co.
DU­RA­TA: 12 min.
CA­ST PRIN­CI­PA­LE: Mi­chael Bo­ni­fa­ce, Ro­ber­to Chiu­ra­to, At­ti­lio Fu­sa­ro, Ro­sa Fre­ni.
SOG­GET­TO: E­dy Chiu­ra­to.
SCE­NEG­GIA­TU­RA: E­dy Chiu­ra­to.
MU­SI­CA: Ste­fa­no Col­li.
FO­TO­GRA­FIA: Fa­bri­zio Pa­scal.
O­PE­RA­TO­RE AL­LA MAC­CHI­NA, MON­TAG­GIO E RE­GIA: Lu­ca An­gio­li.



Siamo arrivati ad un punto della mia carriera registica che io definirei fondamentale, perchè mai come nella realizzazione di Birth of a Projectionist ho sentito forte la sensazione di essere diventato padrone di alcuni aspetti della realizzazione di un film breve che prima di allora non padroneggiavo per niente.
Io ed Edy Chiurato all'inizio delle riprese
Tutto partì da un'idea fantastica di Edy Chiurato, con il quale avevamo già realizzato due cortometraggi di cui abbiamo precedentemente parlato in queste cronache: Edy in quel periodo (e ancora oggi) lavorava (e lavora) come proiezionista e factotum in una sala cinematografica di verres in Valle d'Aosta, ed essendo da sempre innamorato del Cinema non poteva che rimanere affascinato dal vivere così intensamente quel mondo che era stato la casa dei suoi sogni e delle sue aspirazioni più grandi. Ecco allora che mi manda questo trattamento di poche righe che era già perfetto: lo svolgimento di un vero e proprio rito "religioso" per determinare il nuovo proiezionista di una piccola sala cinematografica di montagna.
Io venivo dal successo insperato di NO MAN'S LAND, uno spot pubblicitario realizzato per un contest indetto da un canale della piattaforma Sky, che aveva vinto il concorso procurandomi anche una certa somma di denaro che ero pronto ad investire in un nuovo progetto.
E così non ci fu bisogno di molto tempo per decidere di prendere ferie e starmene 15 giorni in Valle d'Aosta a realizzare quello che ancora oggi è il cortometraggio di cui vado più fiero.
C'è davvero tutto in questo corto, o meglio tutto quello che io e Edy amavamo alla follia, tutte le nostre fascinazioni del periodo universitario, dalle immagini avanguardistiche de L'Uomo con la Macchina da Presa di Vertov (1929), attraverso l'occhio vigile e sintetico dell'HALL 9000 di odissea 2001 nello Spazio di Kubrick (1968), passando per gli elementi quasi horror chiaramente ispirati a Dario Argento.
L'Uomo con la Macchina da Presa (1929)
Su questo elemento, la fotografia del film, vorrei soffermarmi un momento dato che ci costò denaro, sangue e fatica: la decisione era quella di utilizzare gli elementi cromatici basici e violenti del capolavoro di Dario Argento Suspiria (1977), ma anche le ardite inquadrature quasi voyeuristiche che solo il grande maestro del brivido sapeva rendere con tanta efficacia.
Riuscimmo a cotruire un impalcatura per riprendere la saletta di proiezione parallelamente alla sua altezza, utilizzammo luci allo iodio potentissime e fari par noleggiati presso un teatro per l'illuminazione integrale dello schermo e per gli effetti di luce ambientale.
                                                                                       La fotografia del corto venne curata da me ed
L'occhio del proiettore in Birth of a Projectionist (2009)
Edy insieme ed è per questo che nei titoli il curatore viene riportato come Fabrizio Pascal, il mio "fantoccio" cinematografico e il personaggio che Edy aveva già interpretato due volte.
In definitiva non posso che invitarvi a dare un'opportunità a questi 12 minuti che ci procurarono tanta fatica ma anche immense gioie, dove scoprirete anche il sound design realizzato da Stefano Colli e le sue splendide musiche, anche in questo caso la prima esperienza con una colonna sonora realizzata appositamente per un mio cortometraggio (richiese quasi lo stesso tempo di produzione del film per essere ultimata).
Il cortometraggio partecipò a diversi festival e arrivò anche in finale al Cortonovo 2010.

lunedì 29 febbraio 2016

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE PARTE 2: "L'invisibile" (2007)


TRAMA: Fabrizio Pascal è un giovane sulla trentina che svegliandosi una mattina trova la sua città, Novara in Piemonte, completamente svuotata da ogni presenza umana!
Questa improvvisa e violenta solitudine è l'occasione giusta, per il giovane protagonista di questa storia, di riflettere sulla sua vita, camminando nel deserto che è diventato la sua città, che in fondo poi non è altro che un riflesso della sua anima!

DATA DI USCITA: Marzo 2007.
GENERE: Drammatico.
DURATA: 15 min. circa.
CAST: Edy Chiurato, Renato Angioli, Valentina Beia, Luca Angioli.
MUSICA: Wolfang Amadeus Mozart.
SOGGETTO, SCENEGGIATURA,FOTOGRAFIA, RIPRESE, MONTAGGIO AUDIO E VIDEO E REGIA: Luca Angioli.

Sessofòbia era stato un vero campo di prova perchè, come detto nel finale del primo capitolo di queste cronache, mi aveva dato la piena consapevolezza che si potevano realizzare dei piccoli film anche senza essere ricchi e famosi.
E' davvero incredibile come alcuni concetti che ad una certa età sembrano abbastanza scontati possano cambiarti completamente la vita quando sei un ragazzo di 18 anni.
In ogni caso nel 2003, qualche anno prima la realizzazione de L'invisibile, avevo iniziato a lavorare presso un supermercato, e fin dal primo mese avevo cominciato a tenere dei risparmi per comprare nuove attrezzature per realizzare i miei progetti.
Fu così che nel 2006, subito dopo aver finito Sessofòbia, spesi una cifra esorbitante per una Canon Xl2, all'epoca veramente il top delle videocamere accessibili agli esseri umani non miliardari, ma che presto sarebbe stata surclassata dalla montante carica dell'alta definizione. Io non lo sapevo, ma non me ne pentii mai, perchè da quella ragazza di silicio vennero fuori tante belle cose: primo fra tutti L'invisibile.
Il cortometraggio parla ancora una volta di Fabrizio Pascal, infatti proprio scrivendolo decisi che quella del Pascal sarebbe stata una trilogia così composta: Sessofòbia (il film dell'intimità), L'invisibile (il film della collettività) e Altrove e con Nessuno (il film dell'interiorità); mai avrei pensato che per vedere conclusa  L'epopea di Fabrizio Pascal sarebbero dovuti passare quasi sette anni, ma questa è un'altra storia.
L'invisibile è la storia di un uomo che si sveglia una mattina e si trova in una città deserta, tutti quanti sono spariti.
Era per me un periodo di grande entusiasmo ma sentivo di essere come staccato dal mondo che tutti quelli che mi circondavano vivevano in modo diretto, e sentivo il bisogno di esprimere questa mia sensazione, per cui presi il mio manichino Pascal e lo gettai in un girone dell'inferno di mia creazione, fatto di dubbi religiosi, tradimenti amorosi e amicali, sterminati campi (che qui appaiono per la prima volta nella mia filmografia ma che non se ne andranno più), silenzi lunghissimi.
Decido di usare solo un breve pezzo del Requiem di Mozart nel momento in cui Pascal accetta di sparire dal mondo e indossa la maschera senza lineamenti, per tutto il resto uso i rumori della campagna e della città.
Ci sono molte ingenuità anche in questo film, troppa staticità, qualche vezzo inutile.Ma c'è anche Edy Chiurato notevolmente migliorato nella recitazione, una resa visiva anni luce avanti al precedente film, una sceneggiatura scritta per davvero e non abbozzata casualmente.
Insomma ero migliorato e questo è ciò che contava di più, e se ne accorse anche la mia città: L'invisibile partecipò infatti al prestigioso Novara CineFestival nella sezione A, quella denominata Scenari Orizzontali, e quella sera, a quella prima proiezione, circondato dai miei cari e da tanti sconosciuti al cinema VIP della mia città, per la prima volta nella vita, mi sentii davvero un regista.


sabato 30 gennaio 2016

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE - PARTE 1: Sessofòbia (2006)

TRAMA: Fabrizio Pascal è un ragazzo di 27 anni, disoccupato, ossessionato dal sesso. Per eludere questa sua fissazione Fabrizio Pascal si rifugia nella masturbazione, esiliando dalla sua vita tutti gli affetti più cari, compresa la sua fidanzata Laura. Sessofòbia è il viaggio di un adolescente chiuso nel corpo di un adulto che cerca di ingannare una realtà che sarà sempre più furba e scaltra di lui.

DATA DI USCITA: Aprile 2006.
GENERE: Drammatico.
DURATA: 19 min. circa.
CAST: Edy Chiurato, Laura Panigati, Giulia Melchionni.
SOGGETTO, FOTOGRAFIA, OPERATORE ALLA MACCHINA E REGIA: Luca Angioli.
SCENEGGIATURA: Luca Angioli, Fabrizio Aurino, Edy Chiurato, Emiliano Ranzani.
MONTAGGIO AUDIO E VIDEO: Luca Angioli e Edy Chiurato.
SUPPORTO INFORMATICO: Maurizio "chiodo" Chiodelli.
TECNICO DELLO STAEDYCAM: Antonio Panigati.
COSTUMI ORIGINALI: Turcato Daniela.
COLONNA SONORA: I Maestri dell'Ozio.


PROIEZIONI UFFICIALI:

PROIETTATO DUE VOLTE NEL 2006 AL CINEMA MASSIMO DI TORINO IN OCCASIONE DELLA RASSEGNA ANTEPRIMA SPAZIO TORINO.
MESSO IN STREAMING NELL’ESTATE DEL 2007 DAL SITO WWW.ILCORTO.IT.






Riguardando il mio primo cortometraggio, che è datato 2006 ma che ha richiesto più di tre anni per essere finito, un pò mi viene da ridere e un pò mi viene da piangere.
Mi viene da ridere perchè i mezzi tecnici, che consistevano in una videocamera di bassissima fascia con cassette MiniDv (che non esistono più) e un trepiedi da 15 euro comprato in un supermercato, non davano molta possibilità di spaziare artisticamente quanto sicuramente avrei voluto; e la recitazione del buon Edy Chiurato, che poi sarebbe stato mio compagno di avventure cinematografiche per molti anni a venire, non aiutava molto il coinvolgimento dello spettatore.
Mi viene da piangere perchè mi ricordo la sensazione di immensa libertà che provai dando la vita alla prima storia che partorì il mio cervello per essere trasformata in un piccolo film, e mi viene da piangere per come ogni piccolo traguardo, come uno stacco di montaggio azzeccato o una inquadratura particolarmente riuscita mi rendessero felice come non ero mai stato nella mia vita.

Ricordo che quando mi inventai la storia di questo Fabrizio Pascal (che poi sarebbe diventata una trilogia con L'invisibile del 2007 e Altrove e con Nessuno del 2014) avevo una gran voglia di metterci dentro tutte quelle cose a cui pensavo più spesso: l'amore, i ricordi, il tempo, il sesso e la solitudine.
Si ripensandoci in parte sono riuscito in questa missione, facendo però un gran bel minestrone di tutto quello che in quegli anni di febbrili e infinite visioni cinematografiche mi aveva colpito in modo particolare: le sequenze separate con titoli e la divisione in atti veniva per esempio da Barry Lindon di Kubrick, che all'epoca mi aprì una serie di possibilità narrative che mai avrei pensato esistessero; alcune battute sono prese paro paro da American Beauty di Mendes, che invece era diventato quello che io consideravo "L'unico modo serio di fare il Cinema".

Insomma la cosa più importante che questi 20 minuti hanno fatto per il sottoscritto è dargli la certezza che SI, SI POTEVA FARE, anche senza i milioni di euro si poteva dare forma a una storia che tu giovane universitario/lavoratore squattrinato avevi pensato dentro la tua testolina.
E ora, che è inutile negarlo, annego in una crisi creativa da più di due anni, è proprio a questo che devo ritornare, a crederci, e soprattutto a portare altre persone a crederci con me, come feci con Edy Chiurato, conosciuto all'univeristà e diventato amico e grande collaboratore per anni; così come con I Maestri dell'Ozio, gruppo novarese che mi aiuto con la colonna sonora.
L'ultima nota va al fatto che ebbi l'occasione di vedere il mio primo cortometraggio proiettato al Cinema massimo di Torino, e quell'emozione non la dimenticherò mai.




lunedì 11 gennaio 2016

Il ritorno.


Una foto inequivocabile della mia natura registica... ehm... si!
Da poco ho compiuto 31 anni, mi chiamo Luca Angioli, lavoro in un supermercato e sono un regista.
Ho un problema: a volte ho dei dubbi su una sola di queste affermazioni, il che è davvero un problema perchè è quella che più di tutte mi definisce come individuo, fa di me ciò che voglio essere, in pratica è ciò che mi piace pensare sia la mia essenza.
Conosco tutti i perchè di questi dubbi, quindi, essendo passato parecchio tempo da quando questi "perchè" si sono accaniti sulla mia sucitata essenza, è giunto il momento di rimettersi in moto.
Per farlo ho deciso un piano di battaglia che sia il più possibile compatibile con il mio lavoro e la mia vita personale: per prima cosa voglio rivitalizzare questo blog, parlando principalmente di cinema e fumetti, almeno una volta la settimana; inoltre voglio dare vita a un piccolo progetto, una sorta di retrospettiva su tutte le cose che ho realizzato come regista dal 2006 ad oggi, partendo dai primi esperimenti e arrivando fino ad "Altrove e con nessuno" di pochi anni fa.
Lo farò su questo blog che verrà messo in evidenza sulla pagina FaceBook e su quella di google+.

Contemporaneamente posso annunciare che per la prima volta dal 2010 (Rosso Ragù) sto scrivendo personalmente la sceneggiatura del prossimo cortometraggio che girerò, dopo il fallimento dei progetti mai realizzati Noir-A e L'Immagine di Uno, ci riprovo con tutta la determinazione possibile.
E' mio piacere annunciarVi che il mio prossimo corto si intitolerà "Spegnere il Buio" e che è gia scritto a penna tra le mie sudate carte.
Ora ho deciso che diventerà una sceneggiatura, che a sua volta diventerà una serie di storyboards, che a loro volta diventeranno un cortometraggio.

Perchè mi chiamo Luca Angioli, ho 31 anni, lavoro in un supermercato e Viva Dio, sono un regista.
 Vi do appuntamento alla prossima settimana con la prima retrospettiva su Sessofòbia del 2006 e con un articolo in preparazione sull'ultimo chiaccheratissimo episodio della saga di Star Wars.

martedì 6 ottobre 2015

Io non ho il coraggio di Don Rosa!

Recentemente la mia dolce metà mi ha regalato i primi due volumi della Don Rosa Library, una serie di eleganti tomi in pubblicazione negli Stati Uniti che ripercorrono cronologicamente la carriera del grande artista Disney Don Rosa, epigono principale del Maestro dell'Oregon Carl Barks, l'uomo dei paperi, colui che ha fisicamente inventato Paperon DePaperoni e parenti.
Invito tutti gli appassionati del fumetto Disney, ma anche chi ama il fumetto in generale, a recuperare tale prezioso tesoro, che oltre ad essere una raccolta cronologica di tutte le storie realizzate da Rosa dal 1987 al 2007, arricchisce il tutto con redazionali scritti dallo stesso autore pieni di informazioni sulla sua carriera ed aneddoti davvero gustosi.
Proprio da uno di questi aneddoti è partito il desiderio di scrivere questo post, perché nelle parole di Rosa ho rivisto tutta la mia vita, e la domanda che nasce in fondo al cervello, quella che eludo ogni giorno della mia vita, è schizzata fuori con una meteora infuocata al seguito: e se anche io quando ne ho avuto l'opportunità, avessi rischiato tutto per il mio sogno?


Per chi non ha molta dimestichezza con la lingua inglese riassumo brevemente: il Signor Rosa lavorava per l'avviatissima azienda di costruzioni di famiglia e da anni coltivava la passione per il lavoro di Barks e per il disegno, sfogando tale passione per diletto su fanzine indipendenti e condividendo il suo lavoro con una stretta schiera di appassionati e amici.
La crisi del fumetto statunitense degli anni '70 lo aveva definitivamente scoraggiato e dunque il buon Rosa si mise da bravo a lavorare per i suoi. Poi arrivò la possibilità di disegnare una storia con protagonisti i paperi, complice una serie di fortunati eventi e la rinascita lenta ma progressiva del settore.
Rosa dovette scegliere tra una vita di comodità e agiatezze e quello che era il sogno della sua esistenza fin da quando aveva memoria, e scelse il secondo, senza sapere come sarebbe andata, rischiando il tutto e per tutto. All'epoca Rosa era già un uomo sposato e aveva tutte le responsabilità di un capo famiglia, ma scelse di rischiare, e io credo di sapere perché: perché voleva essere felice.

E qui arrivo al titolo del post: io non ho il coraggio di Don Rosa, non lo ho avuto qualche anno fa quando avrei potuto rischiare e non penso che lo avrei mai, e questo mi ha fatto pensare se in questo modo io potrò mai essere davvero felice.
Ma forse, ho pensato anche, il coraggio non è un pezzo del nostro DNA, forse il coraggio non è un'attitudine come l'arte in genere (cit.), forse il coraggio arriva quando deve arrivare, nel momento giusto, proprio un istante prima che scada il tempo per diventare il più grande cartoonist Disney per un ventennio, oppure un giovane regista indipendente.

E così, pensando che forse il mio momento di essere coraggioso deve ancora venire, mi viene la voglia di scrivere e di girare, perché è tanto che non lo faccio e d è davvero arrivato il momento di rimettersi in moto.


Qui accanto il cofanetto contenente i primi due volumi della Don Rosa Library, introvabile al momento, ma restano comunque reperibilissimi i singoli volumi giunti al terzo tomo.

lunedì 17 novembre 2014

INTERSTELLAR di Christopher Nolan - Recensione

Titolo originaleInterstellar
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'AmericaRegno Unito
Anno2014
Durata169 min
Colorecolore


Generefantascienzaavventura,drammatico
RegiaChristopher Nolan

SceneggiaturaChristopher NolanJonathan Nolan




Effetti specialiMichael ClarkeNeil Garland,Robert L. Slater
MusicheHans Zimmer



Interstellar è una di quelle pellicole che fanno il punto nella storia del cinema: segnano inesorabilmente un momento all'interno di un particolare genere cinematografico e all'interno della storia di questo genere, in cui tutto quello che il filone narrativo a cui la pellicola appartiene ha detto nel corso della centenaria storia della settima arte viene unificato con logico sincretismo .
Interstellar è la storia di un esploratore costretto a vivere in un mondo che lo ha tradito nel modo più perfido che potesse: morendo. 
La Terra è rimasta senza cibo e non c'è più il tempo per potersi dedicare all'esplorazione dello spazio, e Cooper (Matthew McConaughey), è un astronauta costretto a rimanere con gli occhi piantati per terra, proprio su quella Terra che ha tradito lui e gli altri sette miliardi di individui sulla faccia del pianeta, proprio quella Terra che tutti sono costretti a coltivare, nonostante stia inesorabilmente morendo giorno dopo giorno.
Interstellar è la storia di un padre e di una figlia e dell'amore più potente che esista, un amore capace di superare i limiti dello spazio e del tempo, un amore in grado di vivere attraverso il viaggio interstellare rimanendo dentro i cuori di piccoli uomini e donne che reggono sulle loro fragili spalle il destino della razza umana; questo film ha il pregio di riuscire a conferire un compito divino nelle mani di persone umane e piene di fragilità, e di lasciare alla fine nello spettatore già ammaliato per la potenza iconica delle spettacolari immagini (debitrici in modo totale all'Odissea di Kubrick ma anche alle claustrofobiche astronavi di Scott e Cameroon), la sensazione profonda che dentro ognuno di noi risieda il segreto dell'universo intero, e quindi anche la chiave per salvarlo.
Ci sono dialoghi all'interno di Interstellar che riescono a veicolare concetti scientifici verso la sfera dei sentimenti e a dare una struttura matematica a ciò che comunemente è considerato pura spiritualità e interiorità, ci sono momenti nel corso del lungo viaggio interstellare verso nuovi potenziali mondi per accogliere la razza umana dove la speranza sembra svanire dentro quel buco nero chiamato molto significativamente Gargantua, per poi uscire dall'altra parte più forte e rinvigorita di prima.
Gargantua, salvezza e verità
Cooper si troverà insieme ad altri pionieri moderni a dover scoprire cosa risiede dietro il mistero dello spazio-tempo, guardando in faccia la realtà dell'infinitamente grande, scoprendo che non è altro che uno specchio magico che riflette l'infinitamente piccolo, mentre sulla Terra il suo mentore Brand (Micheal Kaine) cerca una soluzione al problema gravoso della gravità (vera ossessione di Nolan) e della possibilità di trasferire la razza umana attraverso un buco nero che non può che essere un portale, un ponte, per scoprire i misteri del quale è disposto a lasciare andare la figlia (Anne Hataway) dove nessun'altro è mai stato, in ogni caso possibile nel luogo più lontano possibile. 
Padri costretti a lasciare i propri figli e padri che li spingono ad allontanarsi da loro, anche attraverso la più insostenibile delle bugie, anche attraverso la più insostenibile delle perdite.

Interstellar è un'immenso film di vera e pura fantascienza, diretto con maestria da uno dei più imponenti cineasti contemporanei, che comprende nel suo cast alcuni dei più talentuosi attori della Hollywood più impegnata e riflessiva e che riesce a divertire, intrattenere, emozionare, sospirare, riflettere, piangere e ridere nello spazio delle oltre due ore della sua durata, senza mai cadere nelle banalità classiche del genere, ma spesso ribaltandole nel loro aspetto più positivo (gli automi che assistono l'equipaggio sono l'esempio perfetto, e ricordano tantissimo i simpatici androidi di Star Wars).

Un.Vero.Capolavoro.

lunedì 17 febbraio 2014

Come si fa un corto indipendente...

COME SI FA UN CORTO INDIPENDENTE, questo è l'altisonante titolo del nuovo progetto ideato dalla mia mente malata di cinema (da guardare ma soprattutto da FARE).

PREMESSA:

Il giorno 22 marzo il mio ultimo cortometraggio Altrove e con Nessuno (che potete vedere QUI dal 3 febbraio) sarà proiettato come tutti gli altri corti in concorso al NOVARA CINEFESTIVAL 10, dopo aver attraversato 15 città e rispettivi festival in tutt'Italia e dopo aver vinto al Concorso per Cortometraggi del Sena Comics and Games 2013.
Questa la considero l'ultima tappa ideale del tour, proprio nella mia città e nella sezione A Scenari Orizzontali, casa ideale del mio piccolo cortometraggio.

SVOLGIMENTO:

Dunque la mia rinomata ossessione per le schematizzazioni mi ha portato a considerare il 22 marzo come il giorno in cui spezzare il cordone ombelicale che mi unisce alla mia ultima opera e come l'inizio di un nuovo progetto, che in realtà è già cominciato da molto tempo e che si chiama L'Immagine di Uno, una sceneggiatura splendida scritta da Simone Colombo (e completata da qualche mese) e di cui ho già parlato QUI.
In contemporanea alla realizzazione di questo cortometraggio realizzerò insieme a tutti i miei collaboratori, dei video mensili sul nostro lavoro che diventeranno una vera cronaca di come si realizza un cortometraggio con soltanto tanta passione nelle vene e pochi mezzi, o meglio di come io e il mio gruppo di lavoro realizziamo un cortometraggio indipendente.

CONCLUSIONE:

L'intento è quello di appassionare giovani aspiranti registi che vorrebbero fare il passo di realizzare la loro opera prima e che sono terrorizzati dalle mille difficoltà apparenti che fanno sembrare la realizzazione di un film breve qualcosa di lontanissimo dalle nostre vite "normali" di non miliardari-raccomandati-rottinculo-exgrandifratello; ma anche di avvicinare chi ha la sana curiosità di come si realizza un piccolo film.

STATE CONNESSI, QUEST'ANNO SI LAVORA SUL SERIO!

lunedì 7 ottobre 2013

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE#04: Il blocco...

Più che in moltissime altre occasioni nella mia vita, devo ammettere che il soggetto presentatomi da Simone Colombo per la sceneggiatura che stiamo scrivendo insieme sia stato una vera e propria manna dal cielo: pur rendendomi conto di essere un invisibile granello di sabbia nell'immenso mondo del cinema indipendente italiano, devo constatare che alcune dinamiche del processo creativo che ritenevo panzane usate dai VIP per tirarsela sono in realtà delle pure verità, e in particolare una, il BLOCCO CREATIVO IN SEGUITO A UN SUCCESSO.
Premetto che per successo nel mio caso si intende che finalmente più di 50  cristiani hanno visto un mio cortometraggio, e nello specifico mi riferisco ad Altrove e con Nessuno (GUARDA IL TRAILER) che nel 2013 è stato proiettato in 15 manifestazioni sparse per tutta la penisola e addirittura ha vinto un premio al Senigallia Comics and Games 2013.
La Locandina di Altrove e con Nessuno
Ebbene durante la fase di promozione e distribuzione del cortometraggio qualsiasi idea mi balzasse in testa non è durata più di 15 giorni, perdendosi ogni volta nei meandri di una presunta impraticabilità tecnica o di qualche altro pensiero dominante subentrato in seguito; si è trattatato a tutti gli effetti di un blocco che solo una collaborazione poteva eludere: scrivendo con Simone la mia prossima regia sto infatti tornando a una modalità che avevo lasciato nel 2009 con "Birth of a Projectionist"         (GUARDA IL CORTO) quando collaborai con Edy Chiurato alla stesura della sceneggiatura tecnica, che mi permette di seguire un canovaccio (il soggetto appunto) e di immergermi direttamente nella mia visione filmica, confrontandomi ad ogni passo con l'autore.
La sceneggiatura tecnica non è altro che un elenco dettagliatissimo di ogni singola inquadratura che andrà a comporre il cortometraggio, completa di note sui movimenti di macchina e le azioni degli attori, dettagli di illuminazione e sonoro etc.: in pratica è una visualizzazione in lettere e parole del prodotto finale, ed è il modo migliore (ma questa è una mia modesta opinione) per realizzare un film.
In ogni Caso Altrove e con Nessuno mi aveva bloccato, e personalmente credo fosse perchè non si riesce ad abbandonare un figlio quando lo senti ancora così vivo e pulsante tra le tue braccia, e ad ogni nuova selezione ufficiale rimanevo sempre più legato a quella vitalità: ora il cortometraggio continua ad esere inviato ai festival ma il buon Simone viene anche ogni settimana a lavorare a "L'Immagine di Uno", e questa ragazzi, sarà davvero tutta un'altra storia.


martedì 1 ottobre 2013

COMICS TIME#05: THE GOON di Eric Powell

Edito in Italia da Panini

In una città infestata dai non-morti un folle negromante sta formando il suo personale esercito di zombi. Chi potrà rimetterlo al suo posto se non l’uomo che tutti chiamano Goon? Risate e azione senza sosta in un primo volume che raccoglie le imperdibili storie presentate prima dell’esordio della serie regolare The Goon, pubblicata negli Stati Uniti da Dark Horse. 17x26, B., 144 pp., col. (Riassunto del primo volume "I Giorni dell'Avvoltoio").

5 volumi euro 13 cad.

Quando ormai parecchi anni fa comprai la prima edizione italiana di The Goon di Eric Powell, all'epoca edito dalla MagicPress, lo feci per un fortissimo istinto di curiosità che la copertina mi ispirò immediatamente: c'era in quello strano energumeno in canottiera e nel suo piccolo amico in cappello con tesa anni '40, ma soprattutto sprovvisto di pupille oculari, tutto un fascino reso ancora più potente dalla tecnica di colorazione a pastelli e acquarelli.
Leggendo il volume la folgorazione non ha fatto che acuirsi potentemente: le storie al suo interno rappresentavano una sintesi pittorica e cromatica di alcune delle più belle tavole di Eisner e del suo Spirit e di una massiccia dose di Horror classico in stampo Universal degli anni '30 e '40, il tutto permeato da un umorismo e un'ironia pungenti e ben dosati, con un'attenzione spropositata ai dettagli e agli sfondi, che mai come in The Goon mi sono sembrati così vivi e plastici.
Nonostante gli infiniti richiami alle già citate fonti iconografice e narrative, The Goon mi parve (e continua a farlo a distanza di anni) una delle cose più originali che avessi mai letto, perchè sapeva rendere quel mix qualcosa di nuovo e mai visto, per via delle scene nonsense alternate alle scazzottate pulp in stile tarantiniano, e poi della meravigliosa griglia a vignette di stampo classico riempite di soluzioni pittoriche sempre diverse e tendenti a una sperimentazione viva come in poche altre serie regolari in commercio, ma anche per il ritmo comico alternato miracolosamente a quello drammatico senza che se ne avvertano squilibri di ogni sorta.
La copertina del primo volume di The Goon
Un volume di questa serie lo si legge con una velocità impressionante grazie a quella stessa curiosità che provai guardando la copertina del primo tomo, perchè la formula del racconto breve, o unico, non viene usata solo come mezzo per rendere l'opera accessibile a chiunque, ma anche per concentrarsi ogni volta su un personaggio in particolare, che sia Goon stesso con il suo passato tormentato e violento o la foca psichica e le sue strampalate profezie sul futuro (si avete letto bene, una foca psichica!!!), Powell imbastisce un palcoscenico pieno di personaggio bruttissimi e infinitamente belli, apparentemente stereotipati e in realtà profondi, strampalati ma spesso risolutivi.
Volume dopo volume The Goon tende a creare un cosmo criminale e di comprimari intorno al protagonista che rivela una varietà davvero spiazzante per il lettore che può trovarsi ad assistere alla lotta di un enorme uomo lucertola venuto da un altra dimensione che parla il messicano dopo aver inghiottito una rana di origini iberiche e subito dopo a piangere per il cuore spezzato di Goon, il cui amore perduto lo rende in grado di vincere il potere ammaliatore di una vampira che riesce a irritire tutti i cuori tranne il suo.
L'edizione Panini, venuta in seguito al rilevamento dei diritti da parte della casa editrice modenese, è assolutamente superiore a quella MagicPress, sia nella confezione che nella qualità di carta e inchiostro, nonchè negli adattamenti e nella traduzione assolutamente impeccabili.
The goon diventerà un classico, proprio accanto a The Spirit e a Sin City.

domenica 22 settembre 2013

EXTRA: L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE NERD DICHIARATO

Oggi vorrei usare questo spazio che mi permette di esprimere liberamente i miei pensieri e quindi di poterli condividere con chi decide di leggerli, per parlarvi di una questione spinosa che molti sulla rete hanno affrontato: il NERD.
Non mi metterò a snocciolare tutte le questioni storiche ed ideologiche che avvolgono tale figura, ormai tutt'altro che misteriosa, ma semplicemente esprimerò un'opinione sul marasma di incredibili stupidaggini che autorevoli personaggi della rete sparano attraverso il loro video su Youtube oppure con infuocati post sui loro combattivi blog di frontiera.
Tutti, ma proprio tutti, i personaggi che ho sentito parlare di questa vaporosa questione del "Nerd" inteso in senso ontologico come figura rappresentante una categoria umana, sia coloro che ne difendevano l'identità e i diritti sia coloro che li attaccavano violentemente, dicono sempre una completa marea di stronzate cosmiche, e questa mia affermazione parte dal fatto che tutti quanti partono da una premessa che è assolutamente errata, cioè che il nerd sia appunto una categoria umana.
Nessuno decide di essere nerd, ma è vero anche che nessuno nasce nerd, e questa signori miei è una verità oggettiva, e il motivo è che la parola stessa, dalla dubbia origine etimologica, è stata coniata per indicare uno stereotipo, che per definizione è la visione semplificata e largamente condivisa su un luogo, un oggetto, un avvenimento o un gruppo riconoscibile di persone accomunate da certe caratteristiche o qualità. Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato neutrale (ad es. lo stereotipo del Natale con la neve e il caminetto acceso), positivo (la cucina italiana è la più raffinata del mondo) o negativo (l'associazione tra consumo di droghe e la musica rock) e, in questo caso, rispecchia talvolta l'opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi. Se usato in senso negativo o pregiudizievole, lo stereotipo è considerato da molti come una credenza indesiderabile che può essere cambiata tramite l'educazione e/o la familiarizzazione. (Wikipedia)
Quest'ultima parte della definizione è molto interessante ed è quella che voglio lasciare come monito ai sedicenti sociologi della rete che amano distinguere tra esseri umani nuove mirabolanti specie: se davvero pensate che un appassionato di fumetti che passa molto tempo a giocare ai videogames e ad aggiornare il suo iPhone sia parte di un gruppo umano specifico per responsabilità di tali azioni allora significa che avete bisogno di essere educati, ed essendo che siete tutti adulti e vaccinati, sono poche le speranze che nutro per voi.
Amen.

lunedì 16 settembre 2013

Cronache di un regista indipendente#03: "L'immagine di Uno"


Quella che potete vedere qui sopra è la prima anteprima di quello che sarà il mio prossimo cortometraggio: L'immagine di Uno.
Dopo la realizzazione di Altrove e con Nessuno la mia principale occupazione è stata quella di auto-distribuire il cortometraggio, ovvero procurarsi i bandi di concorso dei festival cinematografici, preparare le spedizioni, riunire tutti i materiali richiesti e poi andare in posta per l'atto finale del procedimento: baciare la busta e sperare nel futuro.
Il futuro, fino ad ora, è stato molto buono con l'ultimo capitolo de L'epopea di Fabrizio Pascal, che nel corso di sei mesi ha partecipato a quindici festival lungo tutta la penisola italiana e addirittura vinto il concorso per cortometraggi del "Senigallia Comics and Games 2013".
Ora però, nonostante Altrove e con Nessuno continui a viaggiare dentro le mitologiche buste imbottite, è tempo di dedicarsi a un nuovo ed entusiasmante progetto, e in tal senso mi è venuto in aiuto il buon Simone "Sam" Colombo, Youtuber di discreta fama che si occupa insieme a Davide "Spite" Francato del canale Unsaccoreview (clicca qui per vedere il canale), un portale indispensabile per ogni appassionato di fumetti americani: il buon internauta ha sfornato un soggetto splendido che mi ha subito conquistato, e dalla scorsa settimana sono cominciati i lavori sulla sceneggiatura, che vede il sottoscritto al suo fianco come assistente per la stesura della parte tecnica e il buon Roberto Gallaurese (autore della sceneggiatura di Altrove e con Nessuno e del Web-Comic V!P) alla supervisione.

L'intestazione della nuova opera
Questo soggetto mi ha preso subito perchè in fondo racconta una di quelle storie che appartengono alla sfera di vicende che ho sempre provato a raccontare attraverso i miei cortometraggi: la storia di un uomo e dei suoi pensieri più profondi e inconfessabili, le sue passioni più nascoste.
La storia di Simone è sulla stessa lunghezza d'onda di quell'"esistenzialismo moderno" di cui sono innamorato dalla Quarta Ginnasio e che cerco di tramutare in immagini ad ogni nuovo progetto.



Non mi resta che dire che la lavorazione della sceneggiatura e di tutto quello che verrà dopo (sceneggiatura tecnica, piano di riprese, storyboards, pre-produzione, produzione, riprese, montaggio audio-video, musiche etc.) sarà documentato settimanalmente sul blog e attraverso tutti i canali che mi vedono protagonista.

STAY THERE GUYS, WE HAVE SOMETHING FOR YOU HERE...

lunedì 2 settembre 2013

Cronache di un regista indipendente #01: Il ritorno...

Carissimi lettori vecchi e nuovi, quello di oggi è un post di presentazione della seconda stagione del blog "Altrove e con Nessuno", luogo di cronache della vita del sottoscritto, luogo di recensioni filmiche e fumettistiche, luogo di sfogo e liberazione dialettica!
L'anno scorso ha rappresentato per me e per il blog stesso un vero e proprio periodo di prova, mentre la mia vita cambiava sotto diversi aspetti veniva anche alla luce il mio cortometraggio di maggior successo (il cui titolo è anche il nome di questo blog), che per tutta la primavera e l'estate è stato presentato in più di 15 manifestazioni nazionali vincendo un premio per il miglior film al concorso per cortometraggi organizzato dal "Senigalia Comics and Games 2013" nella meravigliosa cittadina di Senigalia.
Con questo settembre appena cominciato riparte anche il blog, e come impegno serio prendo quello di aggiornarlo con regolarità, cercando il più possibile di seguire una sorta di programmazione settimanale che vado ad illustrarvi:

LUNEDì - CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE: Un aggiornamento settimanale sullo sviluppo dei miei progetti registici, partendo dalla stesura delle sceneggiature, dai collaboratori vecchi e nuovi, foto e racconti dai set, spiegazioni di come funziona la realizzazione di un film autoprodotto e tutto quello che comprende vivere da regista indipendente.

MARTEDì - VISIONI CALDE: Riprendendo la rubrica iniziata nella scorsa stagione, analizzerò brevemente un film che ho appena visto dandovi le mie impressioni a caldo, e magari consigliandovi dei buoni modi per riempirvi gli occhi e i sensi con immagini che valga la pena di vedere... oppure avvertendovi di evitare di vederne alcune che non meritano la vostra attenzione!

MERCOLEDì - COMICS TIME: Si parlerà di fumetti, magari commentando una novità nel mondo degli eroi di carta e inchiostro, oppure recensendo capolavori vecchi e nuovi.

GIOVEDì - TV SERIES: Uno sguardo attento sugli sviluppi delle serie televisive che amo (e magari amate o imparerete ad amare), analisi degli episodi o novità future e presenti, tutto ciò che riguarda il mondo delle serie tv lo troverete qui.

VENERDì - RIPOSO.

SABATO - AL CINEMA: La recensione settimanale di una nuova uscita al cinema (e questa sarà finalmente la scusa per andare al cinema una volta la settimana)!!!

Spero sarete con me in questo nuovo viaggio!!!