lunedì 4 aprile 2016

Il Cinema non è un Fumetto!

Ognuno di noi, tranne coloro che sono completamente privi di qualsivoglia forma di sensibilità, è attratto dall'arte in una o più delle sue infinite forme espressive, e come per ogni altra sfera del sapere e dell'esistenza, è normale che si creino delle preferenze che portano l'utente a preferire una forma d'espressione piuttosto che un altra.
Quello che è importante sapere però è che sarebbe molto opportuno non fare confusione tra le arti, che per quanto sempre pronte a fondersi tra loro per creare nuovi orizzonti creativi, restano sempre e comunque delle entità a sè stanti, che devono assolutamente rispettare le regole che sono parte della loro essenza primaria.
Tutto questo sermone filosofico per dirvi, come da titolo, che il cinema non è un fumetto, ovvero, per tornare a ben più terrene terminologie, non dovete fracassare il mio intelletto già provato con le vostre stupide lamentele inerenti alla poca fedeltà e affini del cine-fumetto (uno a caso) con la sua fonte originale.
Il cinema da sempre adatta tutto, dalla letteratura al teatro passando appunto per il fumetto, e questa parola, "Adattamento", significa proprio che per un opera a fumetti è necessario essere adattata al cinema.
Questo perchè il fumetto ha le pagine, la carta, le vignette, le didascalie, i colori, il bianco e nero, le chine, i baloon; e invece il cinema ha le inquadrature, il sonoro, la colonna sonora, le scenografie, gli attori, i dialoghi, i fuori campo.
Ci sono delle analogie, certo, e spesso sono proprio queste analogie a potenziare un particolare aspetto di un fumetto adattato per il cinema (pensate alle didascalie di Sin City e ai meravigliosi fuori campo del film), ma resteranno sempre due forme d'arte distinte.

Ecco perchè nel momento in cui andiamo al cinema per vedere l'adattamento in pellicola di un fumetto dobbiamo aspettarci di vedere qualcosa di completamente nuovo, che si basa sull'opera a fumetti da cui è tratta.
Il film risulterà essere buono o cattivo a seconda di come tutti gli aspetti che lo compongono finalizzeranno l'opera, e certamente anche dalla qualità dell'adattamento.
Nessuno direbbe mai che in un film su Superman il suddetto possa anche avere una doppia vita in vui si prostituisce, in quel caso si tratterebbe assolutamente di un grave errore di adattamento (il Luthor dell'ultimo Superman VS Batman è un esempio di tale affermazione, dato che assomiglia a Joker e non ha nulla a che vedere con il personaggio DC).

Il fumetto è, dopo il Cinema, l'arte che più mi appassione ed emoziona da quando ero un bambino, e quando la Marvel Studios cominciò a dare vita al Marvel Cinematic Universe e alle serie televisive per me fu come un sogno che si avverava, ma mai e poi mai mi sono messo a fare i capricci sul mio profilo FB perchè nei film Bucky aveva la stessa età di Steve, o perchè Hank Pym non è l'inventore di Ultron; ho semplicemente capito che per una pellicola cinematografica quelle erano le scelte più funzionali alla costruzione di una buona (nuova) storia.

Fatelo anche voi, per piacere.
[DEDICATO A TUTTI I BIMBO-MINCHIA]

giovedì 17 marzo 2016

PROJECT 6845 - I DIARI DELLA PRE-PRODUZIONE PARTE 1

Io e Marcello.
Da qualche tempo sulla mia pagina FaceBook (Clicca qui e metti un mipiace) sto postando piccole fotografie e commenti su quello che sarà il mio settimo cortometraggio, il fantomatico PROGETTO 6845 che ancora non ha un titolo (o meglio ce l'ha ma non ve lo dico ancora).
Questo progetto sarà scritto e diretto dal sottoscritto insieme all'amico e collaboratore Marcello Alongi, mago degli obiettivi e degli effetti speciali che è stato fondamentale nella realizzazione di Altrove e con Nessuno nel 2014.
Questa nuova rubrica del blog rappresenterà un diario della produzione del cortometraggio, e ovviamente si parte con la pre-produzione, momento bellissimo in cui si studiano tutti quei dettagli che messi insieme come in un puzzle andranno poi a formare l'opera finita.
Tutto è cominciato con una cena in cui io e Marcello ci siamo ritrovati dopo parecchio tempo, e come succede solo a noi due, è bastato che gli dicessi questa piccola idea che avevo avuto per mettere in moto un brainstorming in cui davvero le idee cadevano come dei fulmini nelle nostre teste.
Fatto sta che il giorno dopo mi trovavo già a scrivere il film, una storia molto breve che occupa tre piccole paginette, tre paginette che sono a tutti gli effetti la prima sceneggiatura originale che scrivo dai tempi de L'invisibile (2007).
La sceneggiatura.
Dopo averla fatta leggere a Marcello abbiamo provveduto a sistemare ciò che non andava (perchè c'è sempre qualcosa che non va) e ad aggiungere quelle idee che ci vengono solo quando siamo insieme ed ecco che tra le mani avevamo il testo definitivo.
A questo punto è arrivato il momento di cominciare a visualizzare il film.
Per ora posso dirvi che si tratta di un cortometraggio di ambientazione storica ed esotica, per cui le difficoltà non saranno poche per cercare di risultare il più possibile credibili (come capirete non avevamo proprio modo di andare davvero dove si svolge il film, e non dico altro), sia in termini di locations che di attori.
Ma ci siamo già mossi energicamente, anche grazie all'aiuto di Erica Tassone, che si occuperà di tutta la parte grafica e scenografica del film, già al lavoro sui disegni degli storyboards e sulla ricerca dei costumi, per i quali sarà fondamentale il supporto e l'aiuto di Loredana Pirletti, abituata da anni a sistemare costumi di scena per la piccola Erica, che oltre ad essere la mia dolce metà è anche una magnifica ballerina.
Bozzetti preparatori di Erica Tassone.
Qui accanto potete notare due studi preparatori sui costumi, il che è la cosa più vicina ad uno spoiler che vi darò.
Quindi ricapitolando: io e Marcello abbiamo scritto la sceneggiatura e insieme ad Erica Tassone stiamo realizzando gli storyboards, nel frattempo abbiamo già vagliato alcune opzioni sugli attori e sulle location che per ora preferiamo non mostrare per non svelare troppo.
Per chi deciderà di seguirci in questo percorso sappiate che molto presto arriverà un primo teaser poster insieme ad alcune foto della location principale.
Infine voglio dire che essere di nuovo al lavoro su un film è una cosa bellissima e che per questo devo ringraziare soprattutto Erica, che mi ha dimostrato come in ogni occasione, il vero significato dell'amore: desiderare il meglio per la persona amata.

lunedì 29 febbraio 2016

CRONACHE DI UN REGISTA INDIPENDENTE PARTE 2: "L'invisibile" (2007)


TRAMA: Fabrizio Pascal è un giovane sulla trentina che svegliandosi una mattina trova la sua città, Novara in Piemonte, completamente svuotata da ogni presenza umana!
Questa improvvisa e violenta solitudine è l'occasione giusta, per il giovane protagonista di questa storia, di riflettere sulla sua vita, camminando nel deserto che è diventato la sua città, che in fondo poi non è altro che un riflesso della sua anima!

DATA DI USCITA: Marzo 2007.
GENERE: Drammatico.
DURATA: 15 min. circa.
CAST: Edy Chiurato, Renato Angioli, Valentina Beia, Luca Angioli.
MUSICA: Wolfang Amadeus Mozart.
SOGGETTO, SCENEGGIATURA,FOTOGRAFIA, RIPRESE, MONTAGGIO AUDIO E VIDEO E REGIA: Luca Angioli.

Sessofòbia era stato un vero campo di prova perchè, come detto nel finale del primo capitolo di queste cronache, mi aveva dato la piena consapevolezza che si potevano realizzare dei piccoli film anche senza essere ricchi e famosi.
E' davvero incredibile come alcuni concetti che ad una certa età sembrano abbastanza scontati possano cambiarti completamente la vita quando sei un ragazzo di 18 anni.
In ogni caso nel 2003, qualche anno prima la realizzazione de L'invisibile, avevo iniziato a lavorare presso un supermercato, e fin dal primo mese avevo cominciato a tenere dei risparmi per comprare nuove attrezzature per realizzare i miei progetti.
Fu così che nel 2006, subito dopo aver finito Sessofòbia, spesi una cifra esorbitante per una Canon Xl2, all'epoca veramente il top delle videocamere accessibili agli esseri umani non miliardari, ma che presto sarebbe stata surclassata dalla montante carica dell'alta definizione. Io non lo sapevo, ma non me ne pentii mai, perchè da quella ragazza di silicio vennero fuori tante belle cose: primo fra tutti L'invisibile.
Il cortometraggio parla ancora una volta di Fabrizio Pascal, infatti proprio scrivendolo decisi che quella del Pascal sarebbe stata una trilogia così composta: Sessofòbia (il film dell'intimità), L'invisibile (il film della collettività) e Altrove e con Nessuno (il film dell'interiorità); mai avrei pensato che per vedere conclusa  L'epopea di Fabrizio Pascal sarebbero dovuti passare quasi sette anni, ma questa è un'altra storia.
L'invisibile è la storia di un uomo che si sveglia una mattina e si trova in una città deserta, tutti quanti sono spariti.
Era per me un periodo di grande entusiasmo ma sentivo di essere come staccato dal mondo che tutti quelli che mi circondavano vivevano in modo diretto, e sentivo il bisogno di esprimere questa mia sensazione, per cui presi il mio manichino Pascal e lo gettai in un girone dell'inferno di mia creazione, fatto di dubbi religiosi, tradimenti amorosi e amicali, sterminati campi (che qui appaiono per la prima volta nella mia filmografia ma che non se ne andranno più), silenzi lunghissimi.
Decido di usare solo un breve pezzo del Requiem di Mozart nel momento in cui Pascal accetta di sparire dal mondo e indossa la maschera senza lineamenti, per tutto il resto uso i rumori della campagna e della città.
Ci sono molte ingenuità anche in questo film, troppa staticità, qualche vezzo inutile.Ma c'è anche Edy Chiurato notevolmente migliorato nella recitazione, una resa visiva anni luce avanti al precedente film, una sceneggiatura scritta per davvero e non abbozzata casualmente.
Insomma ero migliorato e questo è ciò che contava di più, e se ne accorse anche la mia città: L'invisibile partecipò infatti al prestigioso Novara CineFestival nella sezione A, quella denominata Scenari Orizzontali, e quella sera, a quella prima proiezione, circondato dai miei cari e da tanti sconosciuti al cinema VIP della mia città, per la prima volta nella vita, mi sentii davvero un regista.


domenica 7 febbraio 2016

Tutta colpa di Hickman!!!

Il ciclo dei Vendicatori gestito da Jonathan Hickman resterà per sempre uno dei più memorabili nella storia della Marvel Comics: nel giro di quattro anni (ma molte storie hanno origine anche dal suo precedente ciclo su Ultimates) l'autore ha saputo orchestrare una storia che ha spaziato dai più immensi spazi cosmici e si è nel contempo insinuata nei più reconditi angoli del Marvel Universe, recuperando personaggi dimenticati da tempo, conferendo nuove incredibili e inaspettate sfacettature a personaggi invece più conosciuti e riuscendo allo stesso tempo a non tradire la natura stessa degli Eroi più Potenti della Terra: quella di esseri umani (e non) dalle personalità così umane, appunto,  da non poter in nessun modo essere esenti dallo scontrarsi, a volte anche in modo molto violento e inevitabilmente distruttivo.
Ecco che Hickman, per niente dimentico dei loro precedenti scontri (vedi Civil War) riporta al centro delle vicende dei vendicatori il dualismo storico tra Steve "Capitan America" Rogers e Tony "Iron Man" Stark.
Tutto inizia e finisce con loro due, ancora, l'uomo esule del tempo e il futurista, che si scontrano su un livello così alto ideologicamente parlando che risulta difficile non rimanere in disappunto leggendo le loro vicissitudini: ogni lettore almeno una volta ha pensato che questi due dovrebbero piantarla di discutere dei massimi sitemi e fare semplicemente quello che va fatto, e mentre se lo dicono, questi ignari lettori, diventano tutti dei piccoli Tony Stark, ed è proprio qui che Hickman ha vinto su tutto il fronte, rendendoci parte  di questa fratricida guerra tra passato e futuro, tra ciò che è giusto e ciò che è necessario che riempie le sue pagine degli Avengers.
Tutto iniziò con due uomini.
Quindi sto dicendo che l'autore stà con Stark? Forse, ma non ne sarei tanto sicuro: c'è così tanto amore per la tradizione nelle storie vendicative di Hickman, tradizione legata ai valori che da sempre sono le colonne portanti del Marvel Universe, come la lealtà verso i civili non dotati di superpoteri, il desiderio di sacrificio per la loro salvaguardia, l'equilibrio cosmico e le sue entità così belle e potenti da essere inimmaginabili... tutti questi elementi sono un retaggio del passato, un eredità di cui Steve Rogers è a tutti gli effetti la Bandiera, e la maiuscola è dovuta.
Il ciclo dei Vendicatori di Hickman è passato attraverso tre cross-over eccezionali, che hanno rissolevato di molto la qualità di tali eventi rispetto a come era scesa negli ultimi anni: Infinity, Original Sin e infine Secret Wars, che promette di cambiare radicalmente l'intero universo creato da Stan Lee e soci; e in questi tre eventi, gestiti insieme a tanti altri grandi autori, Hickman ha lasciato sempre il suo segno, un segno che a volte rende nervosi perchè quasi mai comprensibile a primo acchitto, un segno autoriale che non disprezza le scazzottate commerciali, un segno di leggera autoproclamata superiorità intellettuale che sfiora l'arroganza, ma sempre e comunque un segno che non si può confondere con nessun altro.

Ma quale è la colpa del titolo? Ebbene dopo la conclusione di Secret Wars anche qui in Italia ho deciso di non seguire più le testate della Marvel, almeno per un certo periodo di tempo, interrompendo una lettura cominciata quasi dieci anni orsono, e l'ho deciso perchè questo ciclo mi ha dato il meglio e il peggio di ciò che il fumetto supereroistico può dare, mi ha riempito in senso ontologico, e i tempi sono maturi per dedicarsi ad altre letture e ad altri universi narrativi.
So che tornerò, solo non so quando, ed è tutta colpa di Hickman.